Erythema nodosum – Eritema nodoso

Uno dei tre sintomi della sarcoidosi nella sindrome di Löfgren

L’erythema nodosum, o eritema nodoso, è una forma specifica di panniculite caratterizzata da noduli sottocutanei palpabili, dolenti, rossi o violacei nella parte inferiore delle gambe e, talvolta, in altre sedi. Compare spesso in associazione a una malattia sistemica sottostante, in particolare infezioni streptococciche, sarcoidosi e tubercolosi.

 

L’erythema nodosum (EN) colpisce soprattutto le persone tra i venti e i trentanove anni, ma può comparire a qualsiasi età; le donne sono colpite più frequentemente. L’eziologia è sconosciuta, ma si sospetta una reazione immunitaria, considerata la frequente associazione dell’EN con altre malattie. Le più comuni sono le infezioni streptococciche (soprattutto nei bambini), la sarcoidosi e la tubercolosi. Altri possibili fattori scatenanti sono altre infezioni batteriche (Yersinia, Salmonella, micoplasma, clamidia, lebbra, linfogranuloma venereo), infezioni fungine (coccidioidomicosi, blastomicosi, istoplasmosi) e infezioni virali (Epstein–Barr, epatite B); l’uso di farmaci (sulfamidici, ioduri, bromuri, contraccettivi orali); le malattie infiammatorie intestinali; le neoplasie ematologiche e solide e la gravidanza. Fino a un terzo dei casi è idiopatico.

L’EN si manifesta con placche o noduli eritematosi e dolenti, accompagnati da febbre, malessere e artralgia. La diagnosi differenziale comprende altre forme di panniculite e la vasculite.

La diagnosi si basa sul quadro clinico, ma l’EN dovrebbe indurre a ricercare le cause sottostanti. Gli accertamenti possono comprendere biopsia, test cutanei (PPD o serie di test per l’anergia), ricerca degli anticorpi antinucleo, emocromo completo, radiografia del torace e titolo antistreptolisinico O oppure tampone faringeo con coltura dell’agente patogeno. La VES è spesso elevata.

L’eritema nodoso regredisce quasi sempre spontaneamente. Il trattamento prevede riposo a letto, elevazione dell’arto interessato, impacchi freddi e FANS. Lo ioduro di potassio alla dose di 300–500 mg per via orale 3 volte al giorno può attenuare l’infiammazione. I corticosteroidi sistemici sono efficaci, ma rappresentano l’ultima risorsa, poiché possono aggravare un’infezione sottostante non riconosciuta. Se viene individuata una causa sottostante, questa deve essere trattata.

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