Diagnosi differenziale della sarcoidosi mediante broncoscopia

 

La percentuale maggiore delle persone affette da sarcoidosi presenta una sarcoidosi polmonare, che si manifesta con affanno, sudorazioni notturne e tosse secca. Può essere accompagnata da febbre, dolori articolari, eruzioni cutanee e accumuli di eritrociti sotto la pelle a forma di noduli, che chiamiamo eritema nodoso.

 

Dopo approfonditi esami di laboratorio del sangue e delle urine e radiografie, i sintomi indicati restringeranno il ventaglio delle possibili malattie da diverse migliaia a quelle più tipiche.

Per confermare con certezza la diagnosi di sarcoidosi, escludere quella di linfoma, tubercolosi, ecc., e impostare una terapia adeguata per la persona malata, è necessario eseguire un esame che consiste nel lavare le vie respiratorie con soluzione fisiologica. L’analisi di un campione del liquido di lavaggio confermerà la diagnosi esatta.

 

Questa procedura di prelievo del campione si chiama lavaggio broncoalveolare (BAL) e viene eseguita durante la broncoscopia.

Il BAL è indispensabile per una buona diagnosi e un trattamento efficace.

Sebbene la procedura stessa sembri invasiva, medici esperti la eseguiranno correttamente e con successo. Io mi sono rilassato e ho cercato di diventare tutt’uno con lo strumento. Meno resistenza opponevo, più l’esame procedeva con successo. È importante pensare positivo e richiamare alla mente bei ricordi.

Il campione del lavaggio sarà inviato in laboratorio.

I risultati dell’esame specifici per la diagnosi di sarcoidosi mostrano che il rapporto CD4/CD8 è superiore a 3,5.

CD4 e CD8 sono tipi di globuli bianchi, cioè linfociti T. Le cellule CD4, note anche come cellule T CD4+, sono globuli bianchi che combattono le infezioni. Secondo le ricerche, precedono l’attivazione delle cellule CD8+, che hanno il compito di uccidere la cellula infettata da un agente patogeno.

Le cellule CD8 rilasciano nella cellula infettata una citotossina, un veleno, che uccide la nostra cellula infettata. I suoi resti saranno poi degradati dai macrofagi mediante un’azione che chiamiamo fagocitosi. Per questo chiamiamo le CD8 cellule citotossiche.

Queste cellule T citotossiche possono uccidere qualsiasi cellula contenente tali agenti patogeni, riconoscendo i peptidi estranei che vengono trasportati sulla superficie della cellula legati a molecole di classe MHC.

La classe MHC è una molecola di presentazione dell’antigene da parte dei macrofagi o delle cellule dendritiche.

Le cellule CD4+ svolgono molteplici funzioni. Combattono l’infezione attivando le cellule del sistema immunitario innato, i linfociti B, le cellule CD8 citotossiche e le cellule non immunitarie, e hanno un ruolo fondamentale nella soppressione della reazione immunitaria.

 

Nei casi più complessi di sarcoidosi, quando la distinzione tra le malattie non è chiara, si può eseguire una biopsia del granuloma.

La procedura si chiama EBUS-TBNA: ecografia endobronchiale con aspirazione transbronchiale con ago sottile in tempo reale.

In questo campione si potranno osservare conglomerati di linfociti B, linfociti T, macrofagi e altre cellule nel processo infiammatorio, il granuloma.

I linfociti B, a differenza dei linfociti T, non uccidono la cellula infettata mediante proprietà citotossiche. Circondano e immobilizzano l’agente patogeno e lo presentano ad altre cellule immunitarie, che poi lo attaccheranno.

I linfociti richiamano in aiuto altre cellule del sistema immunitario producendo citochine. La parola cito deriva dalla parola greca ϰινεῖν, che significa “cellula”, e kine significa “muoversi”.

Le citochine sono piccole glicoproteine che vengono secrete, oltre che dai linfociti, anche dai macrofagi, dai fibroblasti e dai monociti.

Le citochine secrete dai linfociti si chiamano linfochine, mentre quelle dei macrofagi si chiamano monochine.

Per la loro capacità di regolare la risposta immunitaria, possiamo chiamarle messaggeri.

 

Poiché influiscono notevolmente sul danno tissutale, hanno un ruolo importante nelle malattie autoimmuni.

In questo senso possiamo parlare di citochine che costituiscono una risposta a un determinato tipo di leucociti.

Nella sarcoidosi troviamo linfociti T specifici, Th1 e Th17, la cui risposta antinfiammatoria consiste nella regolazione delle citochine IL-23 e IL-12.

Nella sarcoidosi si verificano reazioni dei cosiddetti membri della famiglia delle citochine: IL-12, IL-23, IL-27 e IL-35.

Ora che abbiamo spiegato i termini, arriviamo alla diagnosi secondo cui la sarcoidosi è caratterizzata da granulomi non caseosi. Questi sono tipicamente costituiti da un nucleo di cellule Th1 e macrofagi attivati, circondati da cellule B, fibroblasti e linfociti CD8, nonché da cellule Th17 e cellule Treg.

I granulomi si formano attraverso le fasi di inizio, accumulo, fase effettrice e risoluzione o sviluppo di fibrosi.

L’aumento del numero di cellule Th17 nel BAL, nel sangue e nel tessuto granulomatoso dei pazienti con sarcoidosi suggerisce un contributo di queste cellule alla patogenesi della sarcoidosi.

Dino-Josip Ključarić

 

27.5.2024.