La storia della sarcoidosi, del contrabbandiere malvagio e degli agenti doppi

/Una spiegazione della sarcoidosi/

I numerosi esami che hanno preceduto la diagnosi di sarcoidosi rappresentano spesso, per noi che ne siamo affetti, un percorso confuso verso una diagnosi ancora più enigmatica.

Attraverso un’analogia con il funzionamento del sistema immunitario, cercherò di spiegare come si sviluppa la malattia.

Per ogni malattia esiste una predisposizione genetica che determina come il nostro corpo vi risponderà.
Per via dei geni, alcune persone sono naturalmente più grasse, altre più soggette ai raffreddori; alcune superano un’infezione virale senza fermarsi, mentre altre finiscono con la febbre alta e devono ricorrere ad antipiretici o antibiotici, se l’infiammazione si trasforma in un’invasione batterica dell’organismo.

Lo stesso vale per la sarcoidosi.
Un nostro antenato era portatore di un gene responsabile di una risposta immunitaria disregolata a uno o più antigeni non identificati, e questo ci è stato trasmesso, come discendenti, al concepimento.
Le associazioni genetiche più forti con la sarcoidosi si trovano nella regione HLA di classe II del cromosoma 6p. Tra questi geni, HLA-DRB1 è quello più ampiamente validato, con numerose varianti di rischio associate.

Che cos’è un antigene?
Un antigene, abbreviato Ag, è una molecola estranea, cioè qualcosa che entra nell’organismo dall’esterno. Può essere un virus, un batterio, polline, un pesticida...

Si tratta, in sostanza, di una molecola estranea che, una volta entrata nell’organismo, attiva tutta una serie di meccanismi di difesa di cui disponiamo attraverso l’immunità innata o acquisita.
L’attivazione dei meccanismi di difesa all’ingresso di questo corpo estraneo (antigene) viene chiamata trigger.
Così, il trigger di un’infezione virale è un virus, quello di un’infiammazione batterica è un batterio, quello di un’allergia è un allergene...
Nel caso della sarcoidosi, studiando i meccanismi di difesa nell’ambito della risposta immunitaria, si è stabilito che il trigger, o fattore scatenante della malattia, è molto probabilmente una qualche «propriobakterija», un virus o una tossina. Chiamerò questo estraneo un contrabbandiere in un aeroporto.

 

Che cosa sono i meccanismi di difesa?
Nel nostro organismo esiste un servizio di difesa che, parlando per immagini, come su un campo di battaglia, è composto da prime linee difensive, fanteria, messaggeri e addetti alle comunicazioni, artiglieria e così via.

Nel momento in cui il contrabbandiere (antigene) entra nel nostro corpo (aeroporto), c’è un tipo di molecola che reagisce come una guardia di frontiera. Queste guardie di frontiera si chiamano anticorpi.
Gli anticorpi portano dei recettori (ricevitori che sono come i cani delle guardie di frontiera che annusano i bagagli), con i quali indagano su chi sia questo signor antigene, finché non stabiliscono se si tratta di un contrabbandiere.
Questi recettori (fiutatori) si legano al corpo estraneo (antigene). Abbiamo innumerevoli recettori di questo tipo (fiutatori), ognuno dei quali riconoscerà il proprio avversario e chiamerà la polizia di frontiera per catturarlo, espellerlo, isolarlo o distruggerlo...
È come in un aeroporto, dove esistono molti tipi di recettori:
il controllo dei biglietti, il controllo con il metal detector, i cani addestrati a fiutare polvere da sparo, droga e simili.

Possiamo quindi immaginare gli anticorpi che portano recettori come guardie di frontiera dotate di cani da ricerca.
Le nostre guardie di frontiera sono anche i linfociti T. Nascono nel nostro midollo osseo, viaggiano attraverso il sistema linfatico e maturano nel timo (una ghiandola che, con il tempo, durante la crescita, si atrofizza).


L’organismo costruisce la propria immunità (un esercito) creando le proprie spie (antigeni), sulle quali addestrerà le proprie guardie di frontiera (anticorpi); oppure assumeremo, con un vaccino, antigeni non propri, affinché il nostro organismo si eserciti in anticipo nella difesa (per esempio, l’antigene dell’influenza per rafforzare il meccanismo di difesa contro l’influenza). Chiamo nostre spie le guardie di frontiera proprie e non proprie (antigeni) che non sono quei contrabbandieri malvagi e che si trovano in tutto l’organismo. Spiegherò tra poco perché le chiamo spie.

Le guardie di frontiera hanno molti nomi, a seconda delle loro capacità e del loro compito: linfociti T, linfociti B, macrofagi, fibroblasti e così via.

Citochine: gli addetti alle comunicazioni
Oltre ai cani da ricerca (recettori), le guardie di frontiera dispongono di un sistema di addetti alle comunicazioni e messaggeri che dal confine trasmettono al resto dell’esercito la notizia dell’ingresso del contrabbandiere (antigene). Questi messaggeri, postini e addetti alle comunicazioni, che fanno parte degli strumenti della guardia di frontiera menzionata sopra, si chiamano citochine.

Ci sono anche le cellule dendritiche, che riconoscono il criminale e inviano immediatamente l’informazione alla guardia di frontiera (linfocita T).

In un organismo sano entra un contrabbandiere (antigene), che viene fiutato da un cane (recettore) tenuto al guinzaglio da una guardia di frontiera (anticorpo); poi, attraverso un addetto alle comunicazioni (citochina), viene inviata al sistema un’informazione sul tipo e sulla forza del contrabbandiere, e il sistema invia una difesa adeguata (guardie di sicurezza, polizia o esercito).

Nella sarcoidosi si verifica un errore di programmazione (genetico) per cui, a causa di un criminale insolito (antigene), le nostre guardie di frontiera (anticorpi e cellule dendritiche) inviano troppi messaggi assurdi al sistema, che allora manda, oltre alle guardie di sicurezza, alla polizia e all’esercito, un intero arsenale nucleare.

Che cosa succede allora?
In questo caso di reazione militare eccessiva muoiono dei civili, cioè le nostre cellule sane.
Perché succede?
Perché il contrabbandiere (antigene) dell’inizio della storia, durante l’interrogatorio della polizia in aeroporto, ha detto che le nostre spie sono in realtà agenti doppi.

Nel luogo in cui vengono trattenute tutte le spie (antigeni) scoppia una guerra che coinvolge macrofagi e linfociti T e si sviluppa un’infiammazione (granulomi).

Poiché i messaggeri (citochine) viaggiano in tutto il corpo e portano un messaggio confuso sull’attacco al contrabbandiere che, nel caso della sarcoidosi, ha detto che i nostri antigeni propri (quelli creati dall’organismo per addestrare le guardie di frontiera) sono agenti doppi, il nostro esercito attaccherà in tutto l’organismo, secondo un criterio sconosciuto, tutti gli organi in cui si trovano le nostre spie, creando lì un processo infiammatorio (granulomi). In alcune persone di più, in altre di meno.
Questa viene chiamata una risposta immunitaria eccessiva.
Le malattie in cui le guardie di frontiera (anticorpi), a causa di informazioni sbagliate dei messaggeri (citochine), reagiscono con gli antigeni propri danneggiando le cellule del corpo stesso si chiamano malattie autoimmuni.
Così anche la sarcoidosi, a causa di un contrabbandiere esterno (antigene), comincia a combattere le proprie spie (antigeni) e si comporta quindi come una malattia autoimmune, anche se il trigger è arrivato dall’esterno.

I biomarcatori sono rilevatori di laboratorio di postini, guardie di frontiera, polizia ed esercito.
Per questo, nella diagnosi, i medici verificano se il nostro sistema di difesa invia troppi messaggi strampalati: per esempio, molto enzima di conversione dell’angiotensina (ACE), che in realtà è un postino, il TNF-α, che è un SMS (citochina) di una guardia di frontiera (macrofago), e così via.

Esistono anche le biopsie, con cui si determina la composizione dell’esercito sul campo di battaglia (granuloma): dal tipo di cellule di difesa e dalle loro proporzioni si può vedere se si tratta di sarcoidosi o di un’altra malattia.

I farmaci che usiamo hanno la funzione di calmare l’infiammazione o rallentare la trasmissione dei segnali.
Si tratta, a grandi linee, di corticosteroidi e citostatici.

Non esiste un farmaco che riveli al nostro sistema immunitario chi sia il vero contrabbandiere e chi sia stato falsamente accusato di essere un agente doppio; per questo la sarcoidosi è incurabile dal punto di vista medico. 

Tuttavia, in un certo numero di persone affette, l’organismo trova da solo la risposta. Di regola, si tratta di quelle in cui la malattia dura uno o due anni e poi scompare completamente.


Autore: Dino-Josip Ključarić

12.01.2024.

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