Panoramica dei test di funzionalità polmonare

L’esame della funzionalità polmonare è uno strumento essenziale per lo pneumologo.
Il confronto con i valori normali (basati su età, altezza, razza e sesso) e con i valori precedenti dello stesso paziente permette di comprendere la fisiopatologia polmonare sottostante.
La percentuale del valore normale predetto viene utilizzata per valutare la gravità delle anomalie.

Fai clic per ingrandire l’immagine


I PFT consentono una valutazione obiettiva della funzionalità polmonare. Ciò permette di definire con maggiore precisione la meccanica respiratoria, la funzione del parenchima polmonare, gli scambi gassosi e l’interazione cardiopolmonare. Questi risultati sono riproducibili e quantitativi, consentendo il monitoraggio nel tempo. I soli sintomi respiratori tendono a correlare debolmente con la gravità e la progressione della malattia; è quindi importante una misurazione obiettiva.

I PFT vengono utilizzati per lo screening delle malattie ostruttive e restrittive, per la valutazione dei pazienti prima di un intervento chirurgico, per documentare la progressione di una malattia polmonare, per documentare l’efficacia di un intervento terapeutico e per monitorare la tossicità polmonare dei farmaci. Le controindicazioni ai PFT comprendono un recente intervento chirurgico oculare, aneurismi toracici, addominali e cerebrali, emottisi attiva, pneumotorace e angina instabile o infarto miocardico nell’ultimo mese.

La spirometria misura il volume d’aria espirato o inspirato dal paziente in funzione del tempo. La manovra di capacità vitale forzata (FVC) richiede al paziente di espellere l’aria con forza dal punto di inspirazione massima (capacità polmonare totale [TLC]) fino al punto di espirazione massima (volume residuo [RV]).

Il volume espiratorio forzato nel primo secondo della manovra di FVC (FEV1) e il rapporto FEV1/FVC sono fondamentali per determinare se sia presente un’ostruzione. La rappresentazione grafica dell’inspirazione e dell’espirazione in funzione del volume (curva flusso-volume) permette di riconoscere lievi anomalie del flusso aereo. Il rapporto FEV1/FVC (generalmente espresso in percentuale) indica quale percentuale della FVC totale è stata espulsa dai polmoni durante il primo secondo di espirazione forzata.


La capacità polmonare totale è più difficile da misurare. Sebbene la spirometria possa misurare i volumi inspirati ed espirati, non può determinare la quantità totale d’aria presente nei polmoni al termine di un’inspirazione completa (TLC), la quantità d’aria che rimane nei polmoni alla fine di un’espirazione tranquilla (corrente), ossia la capacità funzionale residua, o la quantità d’aria che rimane dopo un’espirazione massima (RV). Questi volumi possono essere determinati mediante diluizione di un gas inerte e pletismografia corporea, che utilizza la legge di Boyle per determinare i volumi polmonari a partire dalle variazioni di pressione e volume durante la respirazione in una cabina chiusa.

Capacità funzionale residua (FRC)

- è il volume d’aria presente nei polmoni alla fine dell’espirazione corrente.

La FRC contribuisce a mantenere costante la tensione di ossigeno nel sangue arterioso, a prevenire l’atelettasia e a ridurre al minimo il lavoro respiratorio. La capacità polmonare totale (TLC) è pari alla somma della capacità funzionale residua (FRC) e della capacità inspiratoria (IC), oppure alla somma del volume residuo (RV) e della capacità vitale (VC). Una capacità polmonare totale inferiore all’80% del valore predetto è generalmente considerata compatibile con una malattia polmonare restrittiva.


Un’altra manovra dei PFT è la misurazione della capacità di diffusione (DLCO), che cerca di definire le proprietà di diffusione della membrana attraverso la quale diffondono l’ossigeno e l’anidride carbonica. La capacità di diffusione dipende dalla velocità con cui il gas entra nel sangue, divisa per la pressione che ne determina il trasferimento, e valuta la capacità dei polmoni di trasportare il gas inalato dagli alveoli ai capillari polmonari. Questo trasporto dipende dallo spessore della membrana alveolo-capillare, dalla concentrazione di emoglobina e dal flusso sanguigno polmonare. La capacità di diffusione viene generalmente valutata mediante il test del respiro singolo con monossido di carbonio (CO). Il CO viene utilizzato per la sua elevata affinità per l’emoglobina, circa 200 volte superiore a quella dell’ossigeno. In condizioni normali, si riscontrano una bassa concentrazione nel sangue e una concentrazione polmonare. Una riduzione della DLCO si verifica in presenza di malattia polmonare strutturale, ipertensione polmonare, insufficienza cardiaca congestizia, riduzione delle unità alveolari efficaci (ad esempio, resezione polmonare o enfisema) e anemia. Una DLCO elevata è più spesso associata a volumi polmonari elevati, obesità e asma, sebbene possa essere osservata anche in caso di emorragia alveolare o quando il paziente esegue una manovra di Valsalva durante il test.

 

Il test del cammino di 6 minuti è stato utilizzato per valutare lo stato funzionale dei pazienti con un ampio spettro di malattie polmonari, tra cui ipertensione polmonare, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e fibrosi polmonare idiopatica.

Questo test può prevedere la mortalità in diverse malattie polmonari allo stadio terminale e ha ampiamente sostituito il test da sforzo cardiopolmonare nella valutazione delle malattie polmonari. È molto più facile da eseguire, con costi associati inferiori e una buona riproducibilità.

 

Alterazione della capacità di diffusione (DLCO)

La DLCO è il parametro più sensibile per rilevare la perdita di superficie alveolare funzionale e misura le forze che agiscono nel movimento molecolare secondo il gradiente di concentrazione, dalla superficie alveolare alla molecola di emoglobina. La concentrazione di emoglobina è una misura molto importante nell’interpretazione della riduzione della DLCO. Poiché l’emoglobina presente nei capillari alveolari funge da captatore del monossido di carbonio, la DLCO può essere ridotta quando il paziente è anemico; le anomalie ematologiche sono piuttosto comuni nei pazienti con sarcoidosi, con anemia dovuta a granulomi non caseosi e all’assenza di riserve di ferro nel midollo osseo. La riduzione della DLCO è fortemente indicativa di anomalie degli scambi gassosi durante l’esercizio nei pazienti con sarcoidosi, e la DLCO e la desaturazione arteriosa durante lo sforzo fisico sono i parametri funzionali più fortemente correlati all’estensione e alla gravità della sarcoidosi, valutate mediante i risultati anatomopatologici o la TC ad alta risoluzione. Inoltre, questa riduzione correla con la perdita della capacità di diffusione della membrana alveolare, e non con variazioni del volume di sangue nei capillari polmonari.

L’ipertensione polmonare (PH) si osserva nella sarcoidosi (5-15% dei pazienti), ma è presente in oltre il 50% dei pazienti con dispnea di lunga durata, ed esiste una forte correlazione inversa tra la pressione arteriosa polmonare media e la DLCO. La PH che complica la sarcoidosi è associata a una ridotta capacità di esercizio. La PH è più spesso associata a sarcoidosi avanzata e a una riduzione del volume polmonare, ma si osserva una PH grave anche in assenza di restrizione significativa. Una DLCO ridotta e l’ipossiemia a riposo o la desaturazione durante l’esercizio correlano con la presenza di PH nella sarcoidosi.

Rating: 0 stars
0 votes